venerdì 4 novembre 2011

Walking Dead II - Perchè sì

Se l'horror seriale funziona davvero 
di Dottor Divago
La prima serie di The Walking Dead era interessante ma aveva anche lasciato un po' tutti con quel senso di acquolina in bocca, c'era qualcosa che mancava, un sospeso emozionale che forse, per restare nel solco del fumetto ispiratore, aveva frenato la fantasia degli sceneggiatori.
   Ora per la seconda stagione della serie, Frank Darabont e i suoi compagni di scrittura sai sono sentiti liberi, svincolati dal fumetto che si chiudeva al sesto albo, come le sei puntate della prima stagione. E lo sviluppo è tutto da vedere sia nella migliore caratterizzazione dei personaggi, ma, soprattutto, nella loro umanizzazione. La seconda stagione esce dagli stereotipi della tv, il cattivo non è solo e sempre cattivo come dimostra il personaggio di Daryl,  e il poliziotto buono combattuto tra amicizia e amore resta però profondamente un uomo, con il suo istinto di conservazione.
Nei primi tre episodi della serie della americana Amc, che Fox propone anche in una extended version più lunga, funziona praticamente tutto, dai dialoghi alle interazioni nel grippo dei sopravvissuti, al sottofondo horror che incombe continuamente senza però essere invadente. Se proprio bisogna trovare qualche difetto sta nelle prove di alcuni attori, soprattutto in quella certa fissità dello sguardo dei due poliziotti amici-segretamente rivali. Ma ci si può passare sopra e godersi la seconda stagione che, stavolta, di episodi ce ne offre ben tredici.  

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